Quando si affronta una stenosi dell’arteria renale, le cure non si limitano all’aggiunta di un ennesimo farmaco, ma richiedono un inquadramento emodinamico mirato.
Assumere due o tre pillole al giorno per la pressione senza ottenere alcun beneficio è una condizione frustrante e rischiosa. Quando i valori diastolici e sistolici rimangono costantemente elevati nonostante una terapia farmacologica rigorosa, la causa potrebbe non essere l’ipertensione essenziale. La responsabilità è spesso di natura vascolare e risiede in un deficit di afflusso sanguigno ai reni.
Per valutare il quadro per la stenosi arteria renale e le cure più idonee, puoi prenotare una visita specialistica con il Dott. Matteo Bossi presso l‘IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, in via Olgettina 60.
Perché il restringimento dell’arteria renale fa impennare la pressione?
I reni sono organi fondamentali per la regolazione della pressione arteriosa. Quando una placca aterosclerotica (nell’oltre 90% dei casi negli over 45) o una displasia fibromuscolare (più frequente nelle donne giovani) restringe l’arteria renale, l’organo riceve meno sangue del dovuto. Percependo questo calo come un’emergenza, il rene reagisce producendo ormoni che restringono i vasi sanguigni in tutto il corpo e trattengono sodio.
Il risultato è un’ipertensione refrattaria, insorta spesso prima dei 30 anni o dopo i 50 anni. Se risiedi in Veneto e stai combattendo con picchi pressori inspiegabili, il Dott. Matteo Bossi ti aspetta negli ambulatori del Poliambulatorio San Raffaele di Verona, in via S. Monte 2 a Illasi.
Diagnostica di precisione: l’Ecocolordoppler renale e la funzione d’organo. Come arrivare alle cure più efficaci alla stenosi dell’arteria renale
Un segnale clinico tipico di questa patologia è il peggioramento improvviso della funzione renale (con aumento dei valori di creatinina) dopo l’assunzione di specifici farmaci antipertensivi come gli ACE-inibitori.
Per diagnosticare con certezza il restringimento dei vasi, l’esame d’elezione non invasivo è l’Ecocolordoppler delle arterie renali. Questo test permette al chirurgo vascolare di valutare la velocità e la turbolenza del flusso sanguigno verso il rene. Nei casi dubbi, l’Angio-TC o l’Angio-RM confermano l’ostruzione al millimetro. Per mappare la stenosi arteria renale e definire le cure a Milano, il Dott. Matteo Bossi riceve presso il Punto RAF di via Respighi 9.
Quali sono le opzioni di trattamento per la stenosi dell’arteria renale?
Non tutte le lesioni renali richiedono l’intervento chirurgico; molte forme iniziali o stabili si gestiscono con un rigoroso monitoraggio medico, statine e farmaci mirati. Tuttavia, se l’ipertensione resta incontrollabile o se la funzione renale inizia a deteriorarsi rapidamente, la riapertura del vaso diventa fondamentale per salvare l’organo.
Dunque, come funziona la procedura di angioplastica per la stenosi dell’arteria renale? Si tratta di un intervento mininvasivo eseguito in anestesia locale: attraverso una piccola puntura arteriosa, il chirurgo inserisce un catetere guidato fino all’arteria renale. Qui gonfia un micro-palloncino per dilatare il restringimento e posiziona uno stent (una retina metallica) che mantiene il vaso pervio nel tempo. Se vivi nell’hinterland milanese e necessiti di una valutazione endovascolare, il Dott. Matteo Bossi riceve al centro V Medical in via Padana Superiore a Vimodrone.
Diagnosi di secondo livello e rivascolarizzazione complessa
Nei casi anatomicamente più complessi o in presenza di lesioni che coinvolgono l’aorta, l’angioplastica potrebbe non bastare, rendendo necessario un intervento di bypass chirurgico per scavalcare l’ostruzione.
Affidarsi a centri ad alta specializzazione è l’unico modo per preservare la funzionalità renale ed evitare l’evoluzione verso la malattia renale cronica o l’insufficienza d’organo. Per i pazienti che risiedono nel Sud Italia, il Dott. Matteo Bossi offre la sua consulenza specialistica presso l’Ipazia Day Clinical Center a Caraffa di Catanzaro (via Bari 6) e al Diagnosis Service di Cosenza (via Fiore 3).
Il Dottor Matteo Bossi è Dirigente medico presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e membro della Società Europea di Chirurgia Vascolare. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche internazionali, applica i più avanzati protocolli di emodinamica per la sicurezza cardiovascolare dei suoi pazienti.
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Sì. Se l’ipertensione non scende nemmeno combinando tre o più farmaci diversi, o se insorge improvvisamente prima dei 30 anni o dopo i 50 anni, potrebbe essere causata da un restringimento (stenosi) delle arterie che portano il sangue ai reni.
I centri d’eccellenza sono le strutture dotate di reparti di Chirurgia Vascolare e Nefrologia ad alta specializzazione emodinamica, come l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, in grado di offrire sia diagnostica avanzata (Ecocolordoppler, Angio-TC) sia trattamenti endovascolari mininvasivi.
È fondamentale scegliere strutture che dispongano di sale operatorie ibride e di chirurghi vascolari esperti in procedure endovascolari (angioplastica e stent), capaci di valutare caso per caso se sia indicata la sola terapia medica o l’intervento di rivascolarizzazione.
L’angioplastica con stent è una procedura mininvasiva ormai consolidata e sicura, eseguita in anestesia locale tramite un piccolo accesso arterioso. Permette una ripresa rapida e riduce sensibilmente i rischi legati all’ipertensione grave o all’insufficienza renale.










