Quando si indaga sulla sindrome da furto della succlavia, sintomi neurologici e vascolari si fondono, spaventando molto il paziente. Sollevare un peso o pettinarsi i capelli provoca improvvisamente vertigini. A volte si arriva allo svenimento. Spesso si pensa subito a un grave problema neurologico o cervicale. In realtà, la causa può essere puramente vascolare. Si tratta di un vero e proprio “furto” di sangue. Un’arteria del braccio si ostruisce. Per continuare a funzionare, ruba ossigeno al cervello.
Per ottenere una diagnosi differenziale precisa ed evitare complicanze ischemiche, puoi prenotare un consulto specialistico con il Dott. Matteo Bossi. Riceve presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, in via Olgettina 60.
Quali sono i sintomi più comuni della sindrome da furto della succlavia?
L’aterosclerosi (l’accumulo di placche di colesterolo) restringe l’arteria succlavia. Quando si compie uno sforzo fisico con il braccio, il muscolo richiede più sangue. Trovando la strada sbarrata, il sangue inverte la rotta. Scende dalle arterie vertebrali (che nutrono il cervello) per andare ad alimentare il braccio.
Questo deficit cerebrale genera segni clinici chiari. Valutando le manifestazioni cliniche della sindrome da furto della succlavia, i campanelli d’allarme includono forti vertigini, visione offuscata, perdita di equilibrio e svenimenti transitori (TIA). Contemporaneamente, il braccio interessato risulta freddo, debole o formicolante. Se risiedi in Veneto e lamenti questi disturbi, il Dott. Matteo Bossi ti aspetta negli ambulatori del Poliambulatorio San Raffaele di Verona, in via S. Monte 2 a Illasi.
Come distinguere i sintomi della sindrome da furto della succlavia da altre condizioni?
Molti pazienti vagano per mesi tra vari specialisti. Spesso ricevono diagnosi errate di labirintite, cervicalgia o cali di pressione. Esiste però un dettaglio fondamentale che funge da spartiacque diagnostico. Il malessere neurologico si scatena in un momento preciso.
I primi segnali di sindrome da furto della succlavia compaiono quasi esclusivamente durante l’utilizzo prolungato o lo sforzo del braccio colpito (tipicamente il sinistro). Quando l’arto si riposa, le vertigini scompaiono. Un chirurgo vascolare esperto riconosce immediatamente questa dinamica emodinamica.
Come diagnosticare la sindrome da furto della succlavia presso centri specializzati in Italia?
Il primo test eseguito dallo specialista è semplicissimo. Si misura la pressione sanguigna su entrambe le braccia. Una differenza superiore a 15-20 mmHg tra il braccio destro e quello sinistro è un indice fortissimo di ostruzione.
L’esame cardine di conferma è l’Ecocolordoppler dei vasi epiaortici. Questo strumento a ultrasuoni permette al chirurgo di “vedere” letteralmente il sangue che scorre all’incontrario. Per mappare l’ostruzione al millimetro, si ricorre poi all’Angio-RM o all’Angio-TC. Per eseguire indagini diagnostiche di altissimo livello, il Dott. Matteo Bossi riceve al Punto RAF di via Respighi 9 a Milano.
Quali cliniche offrono terapie efficaci per la sindrome da furto della succlavia?
Quando la condizione diventa invalidante o rischia di causare un ictus, la terapia medica (farmaci per colesterolo e pressione) non basta più. Bisogna riaprire meccanicamente l’arteria. I centri di eccellenza offrono oggi soluzioni risolutive e minimamente invasive.
La procedura d’elezione è l’angioplastica con posizionamento di stent. Senza bisturi, il chirurgo vascolare naviga con un sondino fino al restringimento. Gonfia un palloncino e rilascia una retina metallica (stent) per mantenere il vaso aperto. Se vivi nell’hinterland milanese e devi valutare un intervento endovascolare, il Dott. Matteo Bossi riceve presso il centro V Medical in via Padana Superiore a Vimodrone.
Dove posso prenotare una visita specialistica per la sindrome da furto della succlavia?
Un’ostruzione delle arterie sovraortiche richiede estrema competenza. Sottovalutare i sintomi può portare a danni neurologici permanenti. Rivolgersi tempestivamente a un chirurgo vascolare di eccellenza è il primo passo per tornare a una vita normale in totale sicurezza. Se abiti al Sud Italia, puoi affidarti al Dott. Matteo Bossi presso l’Ipazia Day Clinical Center a Caraffa di Catanzaro (via Bari 6) e al Diagnosis Service di Cosenza (via Fiore 3).
Il Dottor Matteo Bossi è Dirigente medico presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. È membro attivo della Società Europea di Chirurgia Vascolare. Con un’esperienza consolidata nell’emodinamica complessa e numerose pubblicazioni internazionali, garantisce ai suoi pazienti protocolli di cura d’avanguardia. Scopri di più su sintomi, diagnosi e cure in questo focus.
Questo fenomeno accade perché l’arteria principale che porta sangue al braccio (succlavia) è parzialmente ostruita. Quando il braccio fa uno sforzo e richiede sangue, lo “ruba” alle arterie che nutrono il cervello, invertendo il flusso sanguigno e causando un calo transitorio di ossigeno cerebrale.
La causa più frequente in assoluto è l’aterosclerosi, ovvero l’accumulo di placche di colesterolo e calcio che restringono e induriscono la parete dell’arteria. I principali fattori di rischio sono fumo, diabete, ipertensione, colesterolo alto e l’avanzare dell’età.
Essendo una patologia puramente legata al flusso sanguigno, lo specialista di riferimento è il Chirurgo Vascolare. È la figura preposta sia alla diagnosi tramite Ecocolordoppler, sia all’eventuale trattamento chirurgico o mininvasivo per riaprire l’arteria.
È un intervento mininvasivo (spesso eseguito in anestesia locale) che non richiede incisioni. Attraverso una puntura all’inguine o al braccio, si fa scorrere un catetere fino all’ostruzione. Si gonfia un palloncino per dilatare il vaso e si rilascia un tubicino a rete metallica (stent) per mantenerlo aperto nel tempo, ripristinando il corretto flusso verso il cervello e il braccio.




